Il coronavirus (ormai non si parla d’altro) ci ha trovati e ritrovati impreparati su molti versanti e per diversi aspetti. Tra questi forse quello piú importante é la frammentazione del nostro sistema sanitario, in particolare la carenza o in molti casi la mancanza di un network assistenziale sufficientemente efficace ed efficiente sopratutto nella medicina di territorio e domiciliare. Lo vediamo specie in questa seconda ondata e lo denunciano gli stessi medici di medicina generale e non solo loro.  Per molti versi e anche in molte realtá la stessa carenza di network assistenziale l’abbiamo constatata e continuiamo a constatarla anche negli ospedali o case di cura.  Paghiamo a caro prezzo le politiche di tagli di risorse professionali e di mezzi in Sanitá perpetrate negli ultimi decenni. Ma non solo. Il vero problema é che non siamo evoluti abbastanza in termini di efficienza di sistema globale non solo sanitario ma di specie, mentre il virus, che su questo pianeta é molto piú antico della specie umana e pretende in fondo il suo diritto di prelazione e sopravvivenza, agisce con un sistema molto semplice molto efficiente e ormai convalidato di replicazione che quasi ci fa invidia. Questo virus insomma é anche una maledetta cartina di tornasole di quanto non siamo noi riusciti a evolverci in termini di efficienza di sistema non solo sanitario ma di specie. Ci mostra impietosamente tutte le nostre pecche e la nostra inescusabile vulnerabilitá. Se Darwin aveva ragione, come ne aveva da vendere, questo virus si adatta anche lui all’ambiente per sopravvivere a scapito di altre specie, e trova il terreno e l’ambiente adatto a suo favore e in questa lotta per la sopravvivenza pretende di diventare dominante.  Noi siamo quindi obbligati a trasformare noi stessi e l’ambiente per poter sopravvivere a lui e continuare ad essere noi dominanti sul pianeta, rispettandone la salute e l’equilibrio a nostro favore. In pratica stiamo assistendo ad una lotta per la sopravvivenza che é la norma e caratterizza il modus vivendi di ogni specie sul nostro pianeta da quando esistono specie viventi sul nostro pianeta.

Questa nostra trasformazione e adattamento di specie é ció che a fine millennio scorso in molti preventivavano quando parlavano ad esempio di trasformazione digitale, anche in Sanitá ma non solo, per ottimizzare il sistema e renderlo piú globale e allo stesso tempo piú efficace ed efficiente, in fondo piú adatto alla sopravvivenza della nostra specie.  Ecco perché in questi giorni e in questo periodo di pandemia tornano prepotentemente alla ribalta i progetti e i programmi di trasformazione digitale. Leggiamo che la Germania promuoverà la digitalizzazione in Sanità con il programma nazionale da 130 mld, reso noto a giugno scorso e finanziato dal Next Generation EU, il recovery plan europeo da 750 mld. E’ un tema sul quale la Germania ammette di essere in ritardo, in particolare per gli ospedali, e per questo ha avviato un “Programma per gli ospedali del futuro”.  Gli interventi riguardano le infrastrutture digitali, interne agli edifici e tra i diversi centri Hub&Spoke, l’organizzazione dei processi e la comunicazione, la telemedicina, la robotica, l’Intelligenza artificiale (AI), i nuovi strumenti digitali e sensori, la sicurezza sia delle infrastrutture fisiche sia di cybersecurity. Anche la Francia si sta muovendo in quest’ambito e nel recovery plan francese per 100 mld è preso in carico anche il tema della Sanità, per un importo complessivo di 6 mld di euro, in cui la digitalizzazione occupa un totale di 2 mld, di cui 1,4 mld per il sistema sanitario e 0,6 mld per gli interventi socio-sanitari sul territorio, in particolare per la digitalizzazione delle RSA e altri presidi locali. La gestione dei processi sarà affidata alle agenzie regionali della salute e agli ospedali, insieme all’agenzia nazionale per il digitale in Sanità.

E da noi ? In Italia, le Linee guida del ” Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” (PNRR), si chiama cosí, sono state trasmesse dal Governo alle Camere a settembre scorso. Alla “Missione 6 – Salute” si prevedono investimenti nella digitalizzazione dell’assistenza medica ai cittadini, promuovendo il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) e la telemedicina, investimenti digitali per le cronicità sul territorio nonché a domicilio. La digitalizzazione sarà anche a sostegno della ricerca medica, immunologica e farmaceutica, nell’assistenza medica e nella prevenzione. A differenza che in Germania e in Francia in Italia non vengono precisati e indicati gli importi di spesa per i singoli capitoli e missioni. Nell’insieme, l’importo per l’Italia della Recovery and Resilience Facility (RRF) è di 191,4 mld, a cui si aggiungono gli altri programmi e strumenti, come ReactEU, RescEU, fino a 208,6 mld. Sono stati individuati cinque assi, di cui tre verticali (Sanità di prossimità, Ospedali in rete, Salute e ambiente) e due trasversali (Conoscenza e Innovazione digitale).  Si punta anche alla telemedicina e della teleassistenza nelle cure domiciliari e allo sviluppo e utilizzo del Fascicolo Sanitario Elettronico.

In Europa si punta ad un sistema globale di sistema. Alleghiamo qui

I-Com_Blueprint_InnovativeEurope

il secondo il rapporto Innovative Europe I-Com del 2019 dal quale emerge ad esempio che l’Italia figura al ventesimo posto in Europa per il grado di digitalizzazione nella Sanità, con la Germania all’undicesimo posto e la Francia al quindicesimo. Ai primi quattro posti alcuni Paesi del Nord, seguiti da Estonia, Spagna e UK. La valutazione é su 21 indicatori, tra cui copertura territoriale di fibra ottica e di rete 4G, numero di prenotazioni effettuate via web, livello di competenze digitali di base di cittadini e professionisti, sicurezza di cui si prende carico il nostro Fascicolo Sanitario Elettronico.
Il Recovery Plan (Next Generation EU) è stato oggetto di dibattito e discussione tra il Consiglio (dei governi europei) e il Parlamento europeo, e alla fine ha raggiunto un accordo, pochi giorni fa, il 10 novembre, di 750 miliardi di euro (di cui appunto 208,6 per l’Italia) che richiede peró ancora una definitiva approvazione dei governi nazionali in seno al Consiglio.

Un invito a scorrere i tre capitoli dell’allegato rapporto Innovative Europe I-Com del 2019: TOWARDS THE EUROPEAN GREEN DEAL, DIGITAL TRANSFORMATION IN EUROPE ,  TAKING CARE OF EU HEALTH POLICY: COUPLING EUROPEAN INDUSTRIAL LEADERSHIP WITH A PATIENT-CENTRED APPROACH e alla fine le POLICY RECOMMENDATIONS – A MANIFESTO FOR AN INNOVATIVE EUROPE.

Molto probabilmente se avessimo giá avuto infrastrutture piú digitalizzate e organizzate tra centri ospedalieri e medicina di territorio e domiciliare, piú sistemi e programmi di comunicazione mobile, piú telemedicina, robotica sanitaria, Intelligenza artificiale (AI), piú e piú nuovi strumenti e sensori digitali di tracciabilitá e sicurezza, insomma piú Sanitá e Salute Pubblica elettronica, se insomma il virus ci avesse trovato in una situazione e con un sistema sanitario globale tecnologicamente piú avanzato, quale quello ad esempio auspicato nel suddetto rapporto, molto probabilmente il virus non avrebbe avuto vita cosí facile e noi avremmo avuto molto meno vittime e meno terrore.

Speriamo che la prossima volta il prossimo virus ci trovi piú preparati.

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