Lo strapotere del virus, l’era post Covid e internetlandia

Nessun profeta avrebbe mai immaginato che un semplice virus (il virus è l’essere più semplice e primordiale sulla faccia della terra, secondo qualcuno non è neanche un essere ma una semplice informazione genetica rivestita di proteine) avrebbe modificato radicalmente la vita e la sopravvivenza dell’essere più complesso, sofisticato e avanzato sulla faccia della terra, l’essere umano. La dimensione del SARS-CoV-2 è di soli 60-140 nanometri. La dimensione di un uomo (non sono molto bravo in matematica) può arrivare a circa 2 miliardi di nanometri. Una impensabile sproporzione.

Eppure questo minuscolo e impensabile modellino, che qualcuno sostiene sia servito per poter giungere sul nostro pianeta ai primordi inseminando codice genetico e quindi vita biologica, si è presa la rivincita (continua a farlo di tanto in tanto nel corso delle ere terrestri) e ha voluto riprendersi lo scettro, che detiene ormai, secondo alcuni per evoluzione biologica il discendente della scimmia, secondo altri per poteri divini, il pronipote di Adamo.

Il SARS-CoV-2 in pochi giorni, pochi mesi, ci ha costretti all’angolo del ring, mettendoci in ginocchio, anzi al tappeto. Come pugili stonati ci stiamo rialzando per riconquistare il centro e il nostro baricentro.

Ma siamo profondamente diversi.

Economicamente e materialmente più poveri, psicologicamente più depressi, spiritualmente più deboli.

Ma anche più attenti, più meticolosi, più previdenti, più agili, più flessibili, persino più intelligenti. Più capaci di prima di crescere tecnologicamente. Di sviluppo tecnologico la nostra specie se ne intende. Secondo gli antropologi da homo sapiens sapiens la nostra specie si chiama ora homo tecnologicus. Siamo già passati dall’Antropocene al Tecnocene. La tecnologia, oltre alla bellezza come sosteneva Dostoevskij, salverà l’umanità.

Per fortuna qualcuno di noi ha scoperto il digitale, internet, il virtuale, i data base e gli algoritmi di rete, i supercomputer, l’Intelligenza Artificiale, i sistemi di cognitive computing, cognitive analytics, machine learning, computer assisted working, in altre parole la Macchina Intelligente che compie prestazioni che l’uomo non sarebbe mai in grado di compiere, lavori al posto dell’uomo, ma che l’uomo è bene che controlli sempre. Si parla anche di ecologia dei media, delle piattaforme di connessione e di infosfera sana.

E allora in pochi mesi, grazie al virus, abbiamo scoperto e imparato che si può, anzi si deve, lavorare davanti al computer, a distanza, in smart working, in virtuale, in digitale. E’ il trionfo dei nativi digitali. Sarà il trionfo dei più giovani. Chi non è strutturato e in grado di navigare in internet, è destinato a naufragare. Si perdono posti di lavoro? Senza dubbio. Ma pare che se ne creeranno altri, diversi. Lo speriamo tutti.

Siamo piombati di colpo catapultati in un pianeta diverso. Si chiama internetlandia.

Abbiamo abbandonato il nostro pianeta d’origine, la Terra. Portiamo con noi nelle nostre valigie, arrangiate in fretta e furia, i ricordi, le foto, gli effetti e gli affetti personali. Dovremo adattarci al nuovo ambiente come fossimo dei sopravvissuti. Stiamo già costruendo nuove case e edifici più moderni, più tecnologici, e ci sarà internet per tutti, anche per le cose (lo chiamano internet delle cose). Su internetlandia ci si incontra e ci si abbraccia solo virtualmente e si parla un linguaggio differente, anche non facile da apprendere. I figli più intelligenti sapranno accogliere e accudire i padri, invertendo l’ordine e il rapporto che perdura da ere biologiche millenarie.  Noi padri stiamo già imparando dai nostri figli. Quando sarà consentito di tanto in tanto a noi più anziani di tornare sulla Terra per brevi soggiorni, faremo fatica a riprendere le nostre antiche abitudini anche solo per poco e forse non vedremo l’ora di tornare su internetlandia.

Diamoci fin da ora appuntamento sulla Terra, per incontrarci e abbracciarci secondo le nostre ormai antiche abitudini, esplorandoci nelle pupille, improvvisando e stupendoci al momento e trasmettendoci calore.

Diamoci appuntamento a ottobre a Cagliari.

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