Giovedì 5 novembre il Senato ha dato il sì definitivo. Il 20 febbraio sarà celebrata la Giornata Nazionale degli operatori sanitari. Strana coincidenza: il 20 febbraio si celebra anche la Giornata Mondiale della Giustizia Sociale, istituita nel 2007 dalle Nazioni Unite. La Giornata Nazionale dei Camici Bianchi è nata da un’idea del regista turco del film Le fate ignoranti Ferzan Ozpetek, che ha promosso assieme alla SIAE una petizione on line partita il 21 aprile. Lo scopo era e rimane quello di ringraziare tutti gli operatori sanitari che si sono spesi e, purtroppo, continuano a spendersi nella lotta al coronavirus, alcuni giungendo a sacrificare la propria vita.

Perché il 20 febbraio. Il 20 febbraio, è il giorno in cui Annalisa Malara, Anestesista dell’Ospedale di Codogno, ha scoperto che Mattia, il 38enne identificato come “paziente Uno”, era stato attaccato dal Coronavirus.

Mogol, Presidente della SIAE, ha dichiarato: «Siamo orgogliosi – di essere stati sin dall’inizio al fianco di Ferzan Ozpetek nel perseguimento di questo importante traguardo. Auspico che l’iniziativa, partita dall’Italia, possa essere estesa a tutta l’Unione Europea come il riconoscimento permanente dei valori di umanità e solidarietà che guidano i comportamenti di quanti sono impegnati in prima linea per la salute di tutti, valori fondanti anche del disegno europeo».

Il regista ha commentato che l’idea è nata ascoltando al telefono le storie degli amici medici partiti da Roma per andare a dare una mano negli ospedali del nord. «Vorrei che fra dieci anni potessimo raccontare ad un bambino di quelle donne e quegli uomini che hanno lavorato e si sono sacrificati per aiutare gli altri», ha aggiunto.  “Una data che diventi anche una giornata di ricordo per quelli che hanno perso la vita, ma soprattutto di festa e ringraziamento per tutti coloro che lavorano negli ospedali. Persone che non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo dimenticare quando questa emergenza sarà finita”.

Ma l’emergenza non è finita e forse noi abbiamo già dimenticato.

Qualcuno dirà che queste ricorrenze, anche ufficiali, non servono a nulla. Forse avrà ragione. Vogliamo invece credere che si sbaglia. Perché il minimo che si possa fare è ricordare, ricordare, ricordare a noi stessi prima che agli altri quei sacrifici, quei morti, che non sono morti invano.

Non è mai inutile o di troppo ricordare a noi stessi prima che agli altri che quel camice bianco non è solo un segno di riconoscimento ma di potere, il potere di offrire se stessi agli altri se lo si indossa.

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