Doveva accadere. I social sono abusati da proprietari dei profili e da curiosi voyeur.  Ed è successo anche per i chirurghi vascolari. La polemica è scoppiata dopo la pubblicazione, ora ritirata, di un articolo su Journal of Vascular Surgery1. Il lavoro era stato presentato come abstract ed accettato per la presentazione al Congresso della Society for Clinical Vascular Surgery l’anno scorso.

Il riassunto della storia è che gli Autori sono andati a consultare i profili social degli specializzandi americani valutando l’incidenza di “comportamenti inappropriati” o “contenuti non professionali”, trovando che un quarto dei Chirurghi Vascolari in training presentavano contenuti potenzialmente poco professionali.

Purtroppo nella definizione erano compresi criteri piuttosto vaghi tra cui foto dei soggetti mentre consumavano alcool, o indossando bikini in pose provocanti (sigh!), o contenuti con opinioni discutibili riguardanti temi politici sociali o religiosi.

La pubblicazione ha sollevato una immensa protesta, guidata dall’hashtag #Medbikini che sottolineava soprattutto la misoginia degli Autori, tanto da far fare ammenda pubblica all’Editore del JVS con ritiro della pubblicazione.

La vicenda produce a mio avviso multipli spunti di discussione:

-Davvero un paziente (o un familiare più social) dà fiducia ad un Curante in base alle sue foto su Facebook? Dobbiamo veramente preoccuparci di controllare che ripresi con un bicchiere in mano non ci si identifichi come avvinazzati?  Certo che un chirurgo vascolare che fuma in pubblico non sembra attendibile se predica la astensione per i suoi pazienti…

-Quanto la privacy di un medico, che deve avere la fiducia dei suoi pazienti per ottenere risultati

clinici positivi, deve essere violabile, e quanto la libertà di opinione e di comportamento deve essere limitata dal fatto che un ha profilo pubblico?

-Ancora oggi una chirurga in costume, per quanto provocante, deve essere ritenuta “non professionale”?  E’ una visione solo americana?

-P.S. Attenti a quello che rendiamo pubblico… resta per sempre come un tatuaggio, difficile da tirar via

 

La questione diversità e sessismo in chirurgia sembra ancora viva, tanto che subito dopo la esplosione della polemica, le editrici di JAMA Surgery hanno chiamato alla azione gli Editori di tutte le riviste di interesse chirurgico sottolineando che il lavoro in questione era stato scritto, revisionato, pubblicato e commentato da quasi tutti maschi, che non erano stati in grado di evidenziare gli evidenti biases di genere nei metodi usati per la scrittura della ricerca.

Sono stato quindi coinvolto come editore di Journal of Cardiovascular Surgery e con convinzione ho sottoscritto con altri 107 editori (finora) l’impegno a sostenere nel miglior modo possibile il valore della diversità lungo tutto il processo editoriale e di peer review dei lavori scientifici2.

Il numero di chirurghi vascolari femmine è in netto incremento, anche in Italia; molte scienziate -ricercatrici si stanno facendo onore nei consessi internazionali più prestigiosi e sono indispensabili per la crescita della nostra Società, anche nei posti di governo delle riviste del settore. Facciamo spazio.

 

1 Hardouin S, Cheng TW,   Mitchell EL, et al. Prevalence of unprofessional social media content among young vascular surgeons. J Vasc Surg 2020;72:667-71, retracted

 

2 Kibbe MR, Freishlag J. Call to action to all surgery journal editorsfor diversity in the editorial and peer review process. doi:10.1001/jamasurg.2020.4549

Leave A Comment

otto − due =

Related Posts